Neuroni Specchio

I neuroni specchio sono una classe di neuroni che si attivano quando un individuo compie un’azione e quando l’individuo osserva la stessa azione compiuta da un altro soggetto[2].

Attraverso studi di risonanza magnetica, si è visto che i neuroni attivati dall’esecutore durante l’azione sono attivati anche nell’osservatore della medesima azione. Ulteriori indagini sugli esseri umani non solo hanno confermato le attività neuronali sulla base di studi di neuroimmagine, ma hanno anche portato a concludere che tali neuroni sono attivati anche nei portatori di amputazioni o plegie degli arti, nel caso di movimenti degli arti, nonché in soggetti ipovedenti o ciechi: per esempio basta il rumore dell’acqua versata da una brocca in un bicchiere per l’attivazione, nell’individuo cieco, dei medesimi neuroni attivati in chi esegue l’azione del versare l’acqua nel bicchiere.

Questa classe di neuroni è stata individuata nei primati, in alcuni uccelli e nell’uomo. Nell’uomo, oltre ad essere localizzati in aree motorie e premotorie, si trovano anche nell’area di Broca e nella corteccia parietale inferiore. Alcuni neuroscienziati considerano la scoperta dei neuroni specchio una delle più importanti degli ultimi anni nell’ambito delle neuroscienze.

 

L’importanza dei neuroni specchio per la psicologia, secondo Giacomo Rizzolatti, lo scopritore

I neuroni specchio sono dei neuroni motori, i quali si attivano sia quando uno fa un azione che quando vede un’altra persona fare un’azione simile e che ha lo stesso scopo. Noi li abbiamo scoperti nelle aree motorie, si è molto discusso a cosa possano servire, cosa vuol dire capire le azioni mediante questo sistema. La profezia di Ramachandran[1] si sta rivelando più vera di quel che sembrava, perché col passare degli anni si è visto che è un meccanismo che non è presente solo nelle aree motorie, ma è presente anche in varie aree emozionali, è presente in quelli che sono stati chiamati vitality forms, quei piccoli gesti sociali che uno fa. Diventa un meccanismo generale del cervello, da questi piccoli neuroni dell’area motoria sta diventando un meccanismo globale di comprensione dell’altro. E’ importante perché ti dà una comprensione dell’altro come te stesso, uno può capire l’emozione perché la vive, la sente, perché si attivano le stesse aree che si attivano quando io sento dolore oppure puoi capire in maniera razionale. Il gioco è veramente molto sottile, perché se tu hai una società che tende a distruggerti il sistema, dicendo che noi siamo individualisti, che gli altri non contano, o addirittura patologia: Goebbels e il razzismo “gli ebrei non sono esseri umani”, poi agisci come se non fossero come te. E’ molto preoccupante se si pensa quello che avviene adesso nel Medioriente…

Vilayanur S. Ramachandran[1] « I neuroni specchio saranno per la psicologia quello che il DNA è stato per la biologia. »

Neuroni specchio: meccanismo acquisito o innato?

La maggior parte degli autori sono convinti che c’è una piccola quantità di neuroni che sono presenti alla nascita e sono quelli che permettono il rapporto madre – bambino immediato. C’è l’esperimento classico di Meltzoff: se ad un neonato appena uscito dal grembo materno gli si fa la protusione della lingua lui risponde, quindi ha già dei meccanismi sociali di risposta, probabilmente legati ai neuroni specchio. Poi però si arriva ad apprendere, c’è un bell’esperimento fatto in Olanda usando come tecnica l’elettroencefalogramma: i bambini quando non sanno camminare e vedono un altro bambino camminare l’attività elettrocervicale non si desincronizza, quindi i neuroni specchio non funzionano. Se vedono un bambino a gattonare, cosa che loro sanno fare, allora si attivano. Ciò significa che quando imparano a camminare capiscono anche che l’altro cammina, sennò diventa per loro una cosa strana.

 

Ascolta l’intervista di Margherita Fronte a Giacomo Rizzolatti, lo scopritore dei neuroni specchio

 

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Negli ultimi anni lo studio del sistema nervoso centrale ha sviluppato il proprio terreno di ricerca inglobando diverse discipline come la psicologia, la psicoanalisi, la pedagogia e la sociologia.  Numerose osservazioni hanno iniziato a trovare conferme nelle ricerche sperimentali dando origine ad una nuova branca del sapere che va sotto il nome di neuroscienze.  Tra le più recenti scoperte delle neuroscienze, quella importantissima dei neuroni specchio effettuata dai due neuroscienziati italiani Vittorio Gallese1 e Giacomo Rizzolatti che stanno cercando di divulgare le nuove scoperte con l’intento di renderne partecipi anche i non addetti ai lavori.

I neuroni specchio sono stati scoperti più di una decina di anni fa, ma solo negli ultimi si è riusciti a definire nel dettaglio il loro funzionamento e quindi anche la loro grande importanza per la conoscenza del comportamento umano.

Precedentemente si studiava l’anatomia del cervello e la fisiologia del sistema nervoso limitandosi a vederne gli effetti del controllo neuromuscolare che produce il movimento; oggi è possibile capire cosa è in grado di determinare un’azione, il suo scopo e la sua motivazione.  I neuroni specchio, cellule localizzate in una precisa parte del cervello (zona fronto-parietale) sono infatti capaci di reagire non soltanto ad un semplice stimolo, ma anche di ‘comprendere’ il significato di quello stimolo. 

Questa scoperta conduce a stabilire che le diverse aree cerebrali non sono, come si pensava, suddivise per eseguire distintamente compiti esecutivi e compiti di controllo, ma azione e percezione costituiscono un’unica funzione. Questi neuroni hanno dimostrato di potersi attivare sia per eseguire una determinata azione sia in seguito all’osservazione di una azione simile compiuta da un altro individuo.

La scoperta dei “neuroni specchio” ha aperto una nuova prospettiva di analisi non solo alla conoscenza del corpo umano, ma alla conoscenza di come l’uomo rappresenta e immagina.  Ogni forma di apprendimento che avviene attraverso l’imitazione necessita della partecipazione di altre aree corticali, ma il sistema di controllo di questo processo è attuato dal sistema dei neuroni specchio, che può agire mettendo in atto un duplice controllo di tipo facilitatorio o inibitorio (ad esempio i neonati, che hanno una spiccata propensione per l’imitazione, possiederebbero un sistema di controllo inibitorio particolarmente debole in quanto ancora immaturo). La situazione emotiva sembra in grado di ‘condizionare’ l’azione di controllo facilitazione-inibizione in base ad uno specifico contesto. I neuroni specchio hanno rivelato una conoscenza senza conoscenza; essi funzionano in modo pre–comunicativo: si attivano prima che l’uomo ne sia cosciente, permettendogli di innescare processi di imitazione e di comunicazione senza la sua consapevolezza, quindi prima che ci sia elaborazione cognitiva e, quindi, conoscenza.  E’ così emerso che la conoscenza umana è sempre mescolata alla non conoscenza, costringendosi a rivedere il concetto stesso di conoscenza.

Scrive Rizzolatti (“So quel che fai”, Raffaello Cortina Editore, 2006): “l’attivazione dei neuroni specchio è in grado di generare una rappresentazione motoria interna (atto potenziale) dell’atto osservato, dalla quale dipenderebbe la possibilità di apprendere via imitazione”. Gli esperimenti più affascinanti riguardano la capacità di comprendere lo stato emozionale dell’altro, di percepire ciò che percepisce l’altro. Esperienze recenti indicano che osservare un viso altrui che esprime un’emozione, stimola nell’osservatore i medesimi centri cerebrali che si attivano quando lui stesso presenta una reazione emotiva analoga Ognuno di noi è in grado di percepire il dolore dell’altro ma la compartecipazione empatica a questo dolore è diversa tra un individuo e l’altro.

Le neuroscienze hanno appena iniziato a svelare i tesori contenuti nelle nostra mente e a spiegare l’origine dei nostri comportamenti più complessi ed evoluti. Probabilmente il futuro riserverà grandi sorprese, ma possiamo già da ora contare su due importanti pilastri: la certezza che la nostra identità è definita dalla relazione con i nostri simili e la scoperta che i nostri comportamenti sono strettamente collegati alle primissime esperienze della nostra esistenza. Lo sviluppo del linguaggio e tutte le molteplici funzionalità che vengono attivate per raggiungere un adeguato sviluppo psico-mentale deve essere integrato nei suoi fondamentali aspetti emotivi, affettivi e cognitivi oltre che intuitivi, consci ed inconsci. Tali considerazioni neuroscientifiche arrivano a dare argomenti validi ed efficaci alla psico-terapia, ma anche alla più moderna struttura educativa, portando a comprendere la necessità di un approccio multidisciplinare, globale ed olistico.  Il paziente ed il discente non sono più visti come le persone alla quali viene donata conoscenza, ma come individui che, nella loro individualità e specificità, richiedono comprensione e integrazione affettiva e relazionale.

E’ proprio la sinergia tra le neuroscienze e le scienze dell’educazione, la condivisione delle conoscenze e la mutua collaborazione nello studio di problematiche comuni, nel rispetto delle specifiche identità, che permette di giungere ad una comprensione più profonda del funzionamento della mente.

Sono sempre di più i neuroscienziati “umanisti” – si pensi a Boncinelli 3, ad esempio – che coniugano le conoscenze bioneuroscientifiche e l’attività di sperimentazione con un bagaglio culturale letterario, storico, filosofico, psicologico, pedagogico. La maggior parte delle ricerche ha lavorato utilizzando modelli sperimentali che sfruttavano l’esecuzione di azioni in relazione ad un controllo visivo, ma lo stesso modello risulta valido anche per altri ambiti sensoriali, ad esempio quello relativo agli stimoli sonori (ascolto un suono, lo comprendo e lo riproduco).

La conoscenza del funzionamento dei Neuroni Mirrors (neuroni- specchio) determina una nuova visione e nuove modalità di esecuzione dell’ apprendimento interattivo, ottenibili mediante unità e piani di studio personalizzati basati sulla condivisione pluri-disciplinare delle conoscenze.

Poiché l’uomo e le scimmie sono specie sociali, è facile comprendere il potenziale vantaggio evolutivo di un meccanismo basato sui neuroni specchio che colleghi gli atti motori elementari a una più ampia rete semantica motoria, permettendo così la comprensione diretta e immediata delle azioni altrui senza ricorrere a meccanismi cognitivi complessi. La scoperta dei neuroni specchio e di una nuova classe di neuroni, le cellule fusiformi, presente nel cervello umano in misura molto maggiore rispetto alle altre specie animali che indirizzano ogni nostra decisione istantanea di tipo sociale dimostra come le relazioni interpersonali plasmino la nostra mente e influiscano sul nostro corpo


1Vittorio Gallese, neuroscienziato, è professore ordinario di fisiologia al Dipartimento di neuroscienze dell’Università di Parma. È autore di oltre 90 pubblicazioni scientifiche, coautore di “Autismo. L’umanità nascosta (Einaudi, 2006), e ha curato la sezione neuroscienze del dizionario La Psiche (Einaudi, 2007).

2Rizzolatti, dirige il Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Parma dove ha insegnato fisiologia. Ha scritto “Nella mente degli altri. Neuroni specchio e comportamento sociale Vozza Lisa, 2007, Zanichelli

So quel che fai. Il cervello che agisce e i neuroni specchi. Sinigaglia Corrado, 2006, Cortina Raffaello

3Edoardo Boncinelli è il nuovo direttore della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste(www.sissa.it). docente di Biologia e Genetica presso l’Università Vita-Salute di Milano.

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