Si avvicina il Solstizio d’Inverno, il giorno più breve dell’anno… il Culto del Dio Sole

natalePer gli astronomi l’inverno sta arrivando: il giorno 21 dicembre 2017 alle ore 17.29 (ora locale) il Sole, nel suo moto apparente, raggiunge il punto più basso del percorso sotto l’Equatore celeste, segnando così l’inizio della stagione astronomica nell’emisfero boreale. È il Solstizio d’Inverno, e popolarmente viene detto ‘il giorno più breve’ dell’anno. Paradossalmente, in questo che è il periodo più freddo il Sole -a causa dell’orbita ellittica terrestre – è più vicino alla Terra.

Nel tardo impero romano, proprio riferendosi al Solstizio d’Inverno, si parlava di Sol Invictus (Sole invitto) per celebrare il giorno in cui il Sole smetteva di calare sull’orizzonte e rappresentava occasione di festività di vario genere: il Sol Invictus per i pagani, i Saturnalia nell’antica Roma (dal 17 al 23), il Natale per il cristianesimo, Yule nel neopaganesimo.

Tracce di culti solari si incontrano in tutto il mondo, dalla Polinesia all’Africa e alle Americhe, giungendo fino ai nostri giorni. Per gli eschimesi il Sole è la Vita mentre la Luna la Morte, in Indonesia il Sole si identifica con un uccello e con il potere del volo, tra le popolazioni africane primitive la pioggia è il seme fecondatore del Dio Amma, il Sole, creatore della Terra.

Per gli Inca la divinità Inti è il Sole, sovrano della Terra, figlio di Viracocha, il Creatore, e Padre della sua personificazione umana, l’Imperatore. Per i Maya il Sole è il supremo regolatore delle attività umane, sulla base di un calendario nel quale confluiscono credenze religiose e osservazioni astronomiche per quell’epoca notevolmente precise.

Tra gli indiani d’America il Sole è simbolo della potenza e della provvidenza divine. Presso gli Aztechi è assimilato a un giovane guerriero che muore ogni sera e ogni mattina risorge, sconfiggendo la Luna e le stelle.

Tutto il culto degli antichi Egizi è dominato dal Sole, chiamato Horus o Kheper al mattino quando si leva, Ra quando è nel fulgore del mezzogiorno e Atum quando tramonta. Eliopoli, la città del Sole, era il luogo sacro all’astro del giorno, il tempio di Abu Simbel era dedicato al culto del Sole. Si devono agli Egizi alcune delle prime precise osservazioni astronomiche solari, in base alle quali i sacerdoti del faraone prevedevano le piene del Nilo e programmavano i lavori agricoli. È la nascita del Dio Sole, la Natura inizia a risorgere e le giornate si allungano. Nei paesi nordici l’Alba, simbolo di rinascita, è festeggiata con fuochi e candele per rendere omaggio al ritorno della Luce, del Sole, del Padre… simboli della vita che non finisce mai.

Ci sono diversi miti e leggende che riguardano i cicli legati a solstizi ed equinozi, tutti simili per un aspetto: i due archetipi opposti (Vita e Morte, Luce ed Ombra, Estate e Inverno) che combattono una lotta eterna. A rappresentare le forze opposte che si combattono nel ciclo delle stagioni un’antica leggenda celtica ancora oggi racconta del Re Quercia e del Re Agrifoglio… la quercia è il re della metà crescente dell’anno (durante la quale il giorno si allunga) e l’agrifoglio è il re dell’altra metà. Eccovi il magico racconto pieno di simboli e tradizioni…

Beatrice Marchetti

La Leggenda del Re Quercia e del Re Agrifoglio

Re Agrifoglio e Re Quercia sono due figure della mitologia celtica che rappresentano le due forze gemelle, ma allo stesso tempo contrapposte, che regnano nell’universo. Sono le forze naturali che permettono il cambiamento stagionale, l’arrivo della luce e dell’estate, o l’arrivo del riposo con la stagione invernale. Il Re Agrifoglio rappresenta la stagione umida, l’arrivo del freddo e dell’inverno. Possiamo immaginarcelo come più anziano e più saggio, collegato anche al riposo ed al sacrificio. Il Re Quercia invece ha una connotazione più dinamica ed attiva: egli rappresenta la forza dell’estate e del Sole nel suo pieno splendore.

Queste due forze si sfidano eternamente nel corso degli anni: ad ogni solstizio Re Agrifoglio e Re Quercia si sfidano, perché il tempo possa progredire e la stagione cambiare. Durante il Solstizio d’Inverno è il Re Quercia a prevalere su Re Agrifoglio.

Nel momento stesso in cui la forza dell’avversario è al culmine (ovvero è la notte più lunga dell’anno) comincia però il suo declino, lasciando lo spazio al ritorno della luce, del Sole e dell’estate. Il Re Quercia vincerà per permettere che la terra possa nuovamente fiorire e dare frutti. Egli conquisterà anche il favore e l’amore della Dea, con cui si unirà a Beltane e da quell’unione nascerà nuova vita. Al contrario durante il Solstizio d’Estate sarà il Re Quercia a soccombere, perché la Terra possa sfiorire e riposare e prepararsi ad un nuovo ciclo.

Possiamo vederle come due facce di uno stesso Dio Cornuto (o Dio della foresta), due facce che rappresentano la dinamica Vita-Morte-Rinascita (o Vita-Morte-Vita) e quindi come un ulteriore riferimento alle forze della natura ed alla ciclicità della vita naturale, materiale, ma anche spirituale. Perché queste forze non moriranno mai per davvero, esse risiedono latenti, aspettando fino al momento opportuno, per tornare quando ci sarà più bisogno di loro.

In alcuni miti si dice infatti che la forza che viene sconfitta dimorerà i sei mesi successivi nella dimora della Dea Arianrhod. Quando il Re Quercia vince conquista anche il favore e l’amore della Dea, con cui si unirà a Beltane (nota di Mondo Naturale, l’Armonia della Vita: Beltane è un’antica festa pagana gaelica che si celebra attorno al 1º maggio; è il giorno situato a metà fra l’equinozio di primavera ed il solstizio estivo, e astronomicamente il giorno corretto è il 5 maggio) e da quell’unione nascerà nuova vita. La morale della leggenda?

L’importante è che nessuna forza possa mai prevalere sull’altra, poiché questo porterebbe ad uno squilibrio naturale e alla distruzione: le forze Yin e Yang devono essere in equilibrio.

fonte: ilcamminodeinovizi.blogspot.it

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