Sa Sùrbile, tra stregoneria e sciamanesimo

streghe

… In alcuni processi si legge che tali donniciuole sotto forma di gatte entrano nelle case dove giacciono i bambini. Talvolta dai genitori dei piccoli e stata tagliata via la zampa anteriore o posteriore, o e stato cavato l’occhio di tale gatta. Per lo stesso motivo, in seguito, in quella donniciuola che si riteneva fosse entrata sotto un simile aspetto in tale casa, veniva trovato un membro tagliato o a penzoloni, e di conseguenza tali cose non sono illusorie come viene ritenuto.

Il passo e tratto dal Lamiarium sive striarum opusculum  uno dei tanti trattati inquisitori, l’autore e Girolamo Visconti, frate inquisitore della seconda meta del 1400. In Leggende e racconti popolari della Sardegna, viene riportato un racconto intitolato La nonna surbile.

Tale racconto narra di una donna (sa surbile) che sotto forma di gatto, tenta di assalire un bambino, scoperta dai genitori del bimbo le viene amputata una zampa, l’indomani la menomazione permette di riconoscere come colpevole, ovvero come surbile, la nonna del fanciullo.

La singolare somiglianza fra il racconto del Visconti e la tradizione sarda fa pensare ad un substrato comune, pur tenendo conto delle dovute discordanze temporali e spaziali, possiamo affermare che i due racconti si equivalgono.

Sa Sùrbile

La surbile e una donna capace di trasformarsi in gatto o in mosca, e un vampiro, prima della trasformazione si unge, non sempre e malvagia.

Sono quattro elementi: metamorfosi, vampirismo, unzione e non malvagità, evidenziati da Dolores Turchi, che fanno intravedere una connessione e una vicinanza con le figure di streghe del panorama europeo.

Il racconto sardo e antico, nel 1895 la Deledda ne riporta la tradizione, ma ancora oggi se ne conserva il ricordo.

La peculiarità delle surbiles e quella di essere spiriti di donne morte di parto che per vendicarsi uccidono i bambini degli altri, mancano quelle caratteristiche di trasformazione e di unzione che invece la Turchi ha messo in rilievo.

Sempre la Turchi parla di un altra figura di vampiro sardo, una figura tipica di Samugheo: Sa coga. Anche questa si trasforma, non sempre e malvagia, succhia il

sangue ai bambini e viene smascherata grazie alle ferite inferte durante la sua trasformazione e rimaste nel suo aspetto umano. Insomma la coga e la surbile hanno le stesse peculiarita, sembrano la stessa figura con due nomi diversi. Anche Liori tratteggia la figura della coga in modo da farla coincidere con le testimonianze della Turchi e della Deledda, attribuendogli le caratteristiche di metamorfosi e vampirismo della surbile, mantenendo pero una connotazione fortemente negativa.

L’etimologia di surbile non ci aiuta vista la sua profonda incertezza, ma l’etimologia di coga avvicina la figura sarda allo stereotipo della strega.

Coga da cocus (cotto) o da coquu (cuoco) e un riferimento esplicito alla cottura delle erbe, una delle ansioni tradizionali delle streghe; ma non basta, accogare significa in alcune zone ubriacarsi, inebriarsi. Il riferimento Bacchico per accogare e immediato, ma inebriarsi, raggiungere l’estasi, con il vino o con altre sostanze e tecniche, e tipico anche dello sciamanesimo.

La surbile, viene anche chiamata Pana (puerpera) o confusa essa, la cosa che risulta interessante non e che sia una donna morta di parto11, ma piuttosto la differenza evidenziata in alcune zone fra pana e surbile: la prima infatti non succhia il sangue ma ruba i vestiti e poi li usa per avvolgere e lavare le ossa di un morto e l’utilizzo rituale delle ossa e un richiamo chiaramente sciamanico.

In verita le panas sono donne che hanno alcune caratteristiche peculiari, ma i casi di sovrapposizione di queste figure dai nomi diversi: surbile, coga e pana dimostrano come quello che si tramanda e in realtà una figura unica di strega dai molteplici aspetti.

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