No ai Pesticidi, Sì al Biologico

L’Italia utilizza una elevata quantità di pesticidi e fertilizzanti chimici. L’allarme è stato lanciato anche dalle associazioni ambientaliste e i dati ci collocano fra i maggiori utilizzatori in Europa. Ma l’alternativa c’è.

Sono circa 134.242 le tonnellate di prodotti fitosanitari vendute in un solo anno in Italia, secondo l’ultimo rapporto Ispra, elaborato sulla base dei dati disponibili più recenti, risalenti al 2012. Più di 2 chili a persona di veleni irrorati nei campi, ma utilizzati ormai dappertutto, nelle aiuole pubblica, nei giardini di scuole, asili, ospedali, sui marciapiedi e persino nei cimiteri.

“Benchè i numeri rimangano ancora molto alti, l’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti in Italia ha subito un calo a partire dal 2002 (quasi -30% per gli agrofarmaci e -25% per i fertilizzanti).

Questa diminuzione dipende in parte da motivi economici, cioè dalla crisi del settore agricolo, dalla conseguente diminuzione del numero di aziende agricole e dall’aumento dei prezzi dei mezzi di produzione a fronte di un calo dei prezzi dei prodotti agricoli, ma a questo risultato hanno contribuito in modo determinante anche le politiche messe in atto dalle Regioni.

In queste decisioni la spinta culturale promossa dal settore biologico ha giocato un ruolo importante.

I coltivatori bio hanno dimostrato che si possono ottenere produzioni di alta qualità e quantitativamente soddisfacenti evitando l’impiego di fertilizzanti e fitofarmaci di origine chimica, purché l’agricoltore abbia accresciuto il proprio bagaglio professionale in termini di conoscenze sulle tecniche di coltivazione e di difesa delle piante.

In questo senso fare agricoltura biologica è più faticoso, perché richiede un continuo aggiornamento professionale e una continua attenzione da dedicare alle coltivazioni.

Alcune tecniche di difesa delle colture si sono diffuse proprio a partire dalle esperienze pionieristiche degli agricoltori biologici.

Si pensi ad esempio alla confusione e alla distrazione sessuale, metodi di protezione dei fruttiferi e della vite dagli insetti carpofagi applicati oggi in Italia su oltre 60.000 ha, ma anche ai prodotti microbiologici, il più famoso e diffuso è il Bacillus Thuringensis, utilizzati ormai solo per il 10% in agricoltura biologica, mentre il restante 90% è impiegato da aziende convenzionali. Oppure penso ai teli preseminati per le insalate da taglio, pensati per risolvere i problemi di controllo delle erbe spontanee delle aziende biologiche ed impiegati ormai diffusamente anche nelle altre aziende.

Basta sottolineare questi fatti, perché l’agricoltura biologica sia considerata spesso come un sistema di produzione conservatore, ancorato a tecniche cadute in disuso, invece,  rappresenta un settore rivolto verso il futuro che mette in atto tecniche innovative che consentono di far crescere e migliorare tutta l’agricoltura.

Solo comprendendo che l’agricoltura biologica è un motore dell’innovazione agricola, le sue tecniche compatibili potranno trovare una diffusione ancora più ampia.

Con questo non si intende dire che domani tutti gli agricoltori italiani possano avviarsi alla produzione biologica, perché restano alcuni nodi irrisolti.

Per sgomberare il campo dall’idea che i problemi siano legati solo alla protezione delle colture citiamo due situazioni completamente diverse: la disponibilità di varietà idonee a fornire produzioni elevate impiegando le tecniche di coltivazione bio e la necessità di assicurare un’elevata fertilità del suolo per ottenere produzioni quantitativamente soddisfacenti».

I principali motivi per coltivare bio, sono:

1. Chi coltiva evita di impiegare sostanze potenzialmente tossiche per se stesso

2. Si conserva o si aumenta la fertilità del suolo e con questa si accresce anche la quantità di carbonio stoccata nel terreno contribuendo a ridurre l’effetto serra

3. Si fa crescere la biodiversità. In un campo bio aumentano sia il numero di specie che il numero di individui presenti insieme alle coltivazioni.

4. Si ottengono prodotti di elevata qualità organolettica e nutrizionale e senza residui di antiparassitari.

5. Si collabora ad un’innovazione agricola attenta alla salute di operatori e consumatori e alla compatibilità ambientale.”

Roberto Fabbroni-Associazione Nuova Terra

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