Comportamenti Appresi Comportamenti Ripetuti. Come vivere schiavi di se stessi, inconsapevolmente

Mettiamo che siate cresciuti con una madre con dinamiche di paura di essere abbandonata. E mettiamo che questa madre, per adempiere al meglio al cammino scelto per apprende la sua lezione, abbia sposato un uomo assente, molto dedito al lavoro, con un passione ingombrante.

Questa donna cresce i propri figli tenendoli ben stretti a se e ogni qual volta il marito “manca” in qualche modo nei suoi confronti, dedicando tempo al lavoro o al suo hobby, lei stringe metaforicamente a se i figli per non affrontare la paura di esser sola, per non sentire il vuoto dentro.

E questo accade per anni, e i figli crescono all’interno di questo meccanismo, con questo esempio…e lo apprendono. Senza nemmeno accorgersene, lo apprendono.

Entra a far parte del loro tessuto, per così dire, su ogni piano. Fisico, mentale e, soprattutto, emozionale. Diventa quindi una modalità di relazione.

Uno stile di approccio alla vita.

Gli anni passano e la madre lascia ai figli anche un’apparente certo grado di libertà, consente loro di uscire da casa, stare nel mondo, viaggiare…persino fidanzarsi. E consente loro di portare fin da subito questi fidanzati in casa, li accoglie li integra alla famiglia per “il bene dei figli”, per il bene della famiglia stessa.

Ma in realtà non si rende conto che quel bene, è il suo bene! Che quei fidanzati accolti in casa le consentono in realtà di stare sempre a stretto contatto con i figli.

Così, dietro questa apparente libertà, si cela la necessità della madre di tenere ancora stretti a se i figli. E questo perché ancora non vuole sentire il rumore assordante della solitudine e del vuoto che si porta dentro.

I figli si sposano ed escono definitivamente da casa, ma restano sempre legati da questo doppio filo, alla madre.

Fanno a loro volta figli che crescono con il medesimo meccanismo di base, facendosi aiutare nella crescita anche dalla nonna, che userà sui nipoti quell’unico meccanismo di bisogno affettivo che conosce e non ha mia risolto.

I figli avranno a tal punto interiorizzato questo esempio da essere diventato anche per loro, a loro volta, istintivo.

Pur non essendone consapevoli lo useranno non solo sui figli, ma anche sul partner. E ogni qual volta avranno la sensazione che questo sia in qualche modo sfuggente, faranno ciò che possono per trattenerlo a se, usando sempre il medesimo meccanismo.

Il genere umano è mosso di continuo da comportamenti istintivi, che altro non sono se non modalità apprese che hanno come base la paura.

La paura di non sopravvivere…a qualcosa, ad una qualche situazione.

Istinto di sopravvivenza.

Penso che ci venga da quando dovevamo difenderci da enormi animali feroci…da quando eravamo costretti a procurarci il cibo lottando…da quando la morte era in agguato di continuo e si presentava sotto varie forme…penso che sia atavico, l’istinto di sopravvivenza. Penso che faccia parte del DNA umano, e di qualsiasi altra specie animale, ma l’essere umano ha un modo buffo di agirlo…

Ora che non deve più lottare contro animali feroci esterni a se…ora che “il pericolo” è più dentro che fuori…mette in atto ancora i medesimi meccanismi di difesa, pur non essendo più così necessari, ne efficaci…ma restano gli unici che conosce perché, in fondo, non è mai andato a valutare il problema da altri punti di vista…ossia da dentro di se.

La paura ce lo riporta alla mente di continuo questo istinto di sopravvivenza, mente non conscia, ovvio…

E ogni volta che ravvisiamo un campanello di allarme, la nostra mente torna li…a quell’uomo delle caverne che deve sopravvivere con la forza, o muore.

E ogni volta che pensiamo che la nostra vita si messa in qualche modo in pericolo, anche solo da una moglie che ha le sue cose per la testa e per questo la sentiamo sfuggente; la mente torna lì e mette in atto ogni comportamento che conosce per tenerla legata a se e assicurarsi la sopravvivenza.

Se ciò che abbiamo appreso è che “nella solitudine c’è pericolo di non sopravvivere” e che ”la solitudine è assordante e quel rumore va sfuggito…non va ascoltato” allora la mente farà 2 + 2 e andrà a mettere in atto tutti quei comportamenti che ci consentono di assicurarci di non restare soli.

 

Questo è essere schiavi…di se stessi…dei propri meccanismi.

Arianna Fodde
Floriterapeuta MRO 

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