
Le stagioni che cambiano sono punti chiave nella ruota dell’anno, e anticamente, a questi passaggi stagionali si attribuivano degli aspetti e messaggi molto importanti per tutta l’umanità, in quanto essi rappresentavano delle fasi di cambiamento, sia a livello naturale che spirituale. Le culture indigene riconoscevano l’antica saggezza basata sulla conoscenza delle leggi della Terra e celebravano il solstizio d’inverno, l’equinozio di primavera, il solstizio d’estate e l’equinozio d’autunno, come dei portali a cui accedere a nuovi cicli vitali e di crescita. Essi rappresentano anche un periodo di tempo ben definito, con caratteristiche ed energie specifiche che possiamo ben raggruppare nelle quattro stagioni.
AUTUNNO
Nell’emisfero boreale, l’inizio dell’autunno avviene, convenzionalmente, con l’equinozio intorno al 22 settembre e finisce con il solstizio d’inverno il 21 dicembre. Meteorologicamente, la stagione va dal 1º settembre al 30 novembre, a seconda poi delle località specifiche.
In questo periodo della Ruota dell’anno, il ciclo produttivo e riproduttivo è concluso, le foglie degli alberi cominciano ad ingiallire e gli animali iniziano a prepararsi per il letargo e il lungo inverno. Anche le specie di uccelli migratori iniziano il loro viaggio, verso climi più caldi. Tutto sembra rallentare e fermarsi.
Ma contrariamente all’idea dell’immaginario collettivo che inquadra l’autunno come la stagione della decadenza, dopo i calori portati dall’estate, si tratta, invece, di un periodo di rinascita, in cui con le prime piogge, tutto rinvigorisce e i raccolti e le vendemmie, propri della stagione, rappresentano invece abbondanza e raccolto in preparazione in vista dell’inverno.

Con l’equinozio d’autunno, abbiamo la giornata in cui la notte ha la stessa durata rispetto al giorno, infatti deriva dal latino aequinoctium, ovvero, “notte uguale”. La parola italiana autunno, invece, viene dal verbo latino augere che significa aumentare, arricchire e il participio passato di questo verbo, auctus, unito con la desinenza mnus (greco menos) dà origine alla parola latina autumnus, da cui autunno. In sanscrito la radice è av- o au- ed esprime l’idea di saziarsi, di godere.
L’autunno è dunque il tempo del raccolto, in cui i contadini possono raccogliere i frutti del loro lavoro nei campi. A questa stagione dell’anno si associava la figura di Dioniso, chiamato anche Bacco, il dio della vite, del vino e del delirio mistico, e di Vertumno, divinità probabilmente d’origine etrusca, che personifica l’idea di cambiamento ed è anche il protettore degli alberi da frutto.
L’equinozio di autunno è collegato a Mabon il giovane dio della vegetazione e dei raccolti. Mabon, indicato col nome di Maponus nelle iscrizioni romano-britanne, è il figlio di Modron, la Dea Madre: rapito tre notti dopo la sua nascita, venne imprigionato per lunghi anni fino al giorno in cui venne liberato.
Il suo rapimento è l’equivalente celtico, del rapimento greco di Persefone: entrambi sono un simbolo evidente dei frutti della natura che sono immagazzinati in luoghi sicuri (nel ventre della Terra) e poi “sacrificati” per dare nuova vita agli uomini.
Infatti, nel tempo dei Misteri Eleusini, che per duemila anni prima del cristianesimo furono la più importante religione dei greci, si viveva l’esperienza del ritorno, o del rinnovarsi della vita dopo la morte, attraverso la ricomparsa annuale di Persefone dal regno dei morti.

Nella leggenda Persefone fu rapita da Plutone, il dio dell’Ade, che la imprigionò nell’oltretomba. Demetra, sua madre, non rassegnandosi alla perdita della figlia, la fece liberare ma ormai Persefone aveva mangiato dei semi che la costringevano a tornare nel regno dei morti per un periodo. Ecco che nel periodo che lei torna sulla terra, lei porta il caldo e la rifioritura (primavera-estate) nel periodo che trascorre nel regno dei morti il gelo cala sulla terra (autunno-inverno).
Attraverso il mito di Persefone come quello di Mabon si racconta non solo l’alternanza delle stagioni e quindi al succedersi perenne della stagione luminosa e calda, e di quella buia e fredda ma anche il simbolo rivelatore del mistero della vita nell’alternanza del bene e del male.
Nel simbolismo dei Misteri Eleusini ritroviamo anche la spiga di grano che simboleggia, anch’essa, il ciclo delle rinascite, della fertilità e del passaggio dell’anima dal buio alla luce: il chicco di grano resta sepolto sotto terra per germogliare a primavera.

L’equinozio di Mabon va vissuto come una festa iniziatica, in cui ci apprestiamo a vivere un nuovo ciclo interiore e livello di consapevolezza. In questa fase della Ruota dell’Anno, la nostra attenzione deve essere verso noi stessi, all’ascolto profondo della nostra interiorità e della nostra parte oscura che ci permette la trasformazione attraverso la morte.
L’astrologia occidentale associa alla stagione i segni di Bilancia, Scorpione e Sagittario. Tra le età della vita, alla maturità adulta e alla vecchiaia, fra i temperamenti umorali al malinconico, tra le parti della giornata alla sera, tra le fasi dell’opera alchemica alla rubedo. Tra i quattro elementi classici l’autunno corrisponde all’elemento dell’acqua e perciò all’ovest. A questo elemento sono associate le emozioni, i sentimenti, le paure. Le caratteristiche di questo elemento ben supportano l’energia del fluire, del rilasciare il passato, del purificarsi e l’abbandonarsi alla trasformazione.
È anche il tempo del ringraziamento per il raccolto e dell’accettazione dei frutti. Onorare ed essere grati per ciò che la Terra ci dona ci insegna a godere sempre di ciò che si ha anziché vivere lamentandosi per ciò che ci manca.
Come ben evidenziò Nietzsche: “L’autunno non è una stagione, ma uno stato d’animo”, così possiamo cogliere in questa stagione tanti aspetti legati al mutamento e alla predisposizione di un nuovo ciclo e stato d’essere. Mentre le giornate si accorciano e le notti si allungano, ci predisponiamo per vivere, nel periodo invernale, la nostra stessa oscurità e prepararci poi nuovamente alla nascita della luce interiore, celebrata in occasione del solstizio d’inverno. Tutto è ciclico e in continua evoluzione.
L’aspetto prevalente di questo periodo autunnale, che va dall’Equinozio di Autunno al Solstizio d’Inverno, ha a che fare con il mondo oscuro del buio, dei morti, dell’aldilà e perciò con la nostra stessa parte oscura che necessariamente deve essere compresa ed integrata. La predisposizione nel vivere questo periodo, ha perciò un carattere non passivo ma riflessivo, di bilancio e di presa di coscienza che ci proietta verso il riconoscimento di tutte le nostre potenzialità che ci permetteranno di affrontare poi l’inverno.
Come, in ambito agricolo, il seme nascosto nella terra si conserva per poter germogliare in primavera, così l’uomo deve prendersi cura di sé stesso per prepararsi al meglio e sperare in un ritorno alla vita sotto nuova forma. Ogni ciclo deve essere scandito nel pieno rispetto evolutivo dei tempi e delle modalità consone a tale rinascita. L’autunno è il periodo per ritornare all’ascolto di sé stessi e delle proprie possibilità.
Per analogia anche i rituali che riguardano o coinvolgono le operazioni di raccolta, spremitura, fermentazione del vino, tipici di questo periodo sono associati al ciclo vitale e quindi all’idea di morte, trasformazione e rinascita.
Connessa al significato del periodo è anche la ricorrenza della festa dell’Angelo Michael festeggiato il 29 settembre. Questo Angelo rappresenta l’energia Cristica maschile, è il simbolo della forza solare, difensore della luce, del vigore marziale e perciò egli diviene sinonimo della volontà necessaria a superare con forza e coraggio questo periodo, in cui le forze della natura sono apparentemente più inerti. Egli rappresenta perciò la forza interiore di ognuno di noi che, se alimentata, è capace di attraversare l’Abisso per ricominciare un nuovo ciclo.
In questo tempo di mistero, il tema è il bilanciamento e l’equilibrio. Si pone fine ai vecchi progetti per prepararci ad un periodo di introspezione ma anche di riposo e rilassamento.
L’autunno è la stagione più dolce, e quello che perdiamo in fiori lo guadagniamo in frutti.
(Samuel Butler)
Così come nell’autunno inteso come stagione, analogamente anche nell’autunno interiore di ognuno di noi, lasciamo andare ogni cosa che non ha più motivo di persistere nella nostra vita. Anche la nostra Anima vive di stagioni e di continui cambiamenti, necessari per la sua evoluzione. Vi è sempre un collegamento di sincronicità tra mondo e psiche individuale.
Ma proprio questa morte in termine psicologica, questo abbandono e trasformazione interiore diviene essenziale per poi ritrovare la luce al solstizio d’inverno. Da questa trasformazione interiore ritroviamo la sacralità della vita, la luce nascosta e la gioia di rinascere e vivere.
Come lo scrittore naturalista Thoreau ricorda, è strano e curioso che proprio l’ultimo momento di vita della foglia che si stacca dall’albero, proprio in quel momento di forte caducità, doni alla foglia matura il suo colore più bello che in natura si possa ammirare.
E come un albero d’autunno che lascia cadere le sue meravigliose foglie colorate, cosi l’uomo, quando entra nell’autunno della sua interiorità, può trasformare in colori bellissimi il proprio vissuto, rilasciandolo e donandolo alla Terra per poi rilucere con una maggiore intensità e bellezza.
